Ricerca 
Sei il visitatore numero

La Garbatella è un quartiere fondato negli anni '20 sui colli che dominano la basilica Papale di San Paolo fuori le mura.

La parte più antica dell'urbanizzazione, per essere stata progettata e realizzata in modo strutturato, con uno stile architettonico individuabile e in un periodo relativamente conchiuso (tra gli anni venti e trenta), è spesso considerata un "quartiere", al di là delle definizioni amministrative.

L'origine del nome è tuttora oggetto di discussione: il quartiere prenderebbe il nome dall'appellativo dato alla proprietaria di un'osteria che sarebbe sorta sullo sperone roccioso che sovrasta proprio la basilica di San Paolo. Tale ostessa sarebbe stata tanto benvoluta dai viaggiatori che chiedevano ostello presso la sua locanda, da meritare il nome di "Garbata Ostella", successivamente sincopato in "Garbatella".

Le ragioni del favore concessole, risalirebbero alla sua caritatevole attitudine verso i bisognosi, anche se un'interpretazione più maliziosa accosta una simile "garbatezza" a favori sessuali che, si ritiene, fosse usa concedere ai viaggiatori.

Una seconda ipotesi sul nome "Garbatella" vuole invece che derivi dall'amenità del luogo, mentre un'ultima interpretazione, con qualche fondamento scientifico, fa riferimento al tipo di coltivazione della vite detto "a barbata" o "a garbata" nella quale le viti vengono appoggiate ad alberi di acero od olmo) in uso nei terreni detti "Tenuta dei 12 cancelli" (comprendenti l'attuale via delle Sette Chiese), posseduti nel XIX secolo da monsignor Alessandro Nicolai, ministro dell'agricoltura di papa Gregorio XVI.

La Garbatella è tradizionalmente suddivisa in lotti, occupati da costruzioni che circondano cortili e giardini che, soprattutto in passato, erano punti di ritrovo per la popolazione: lavatoi e stenditoi, botteghe e cantine, sedie e muretti. L'assetto architettonico della zona è un compromesso tra l'estetica e la pratica: le abitazioni sono collocate, almeno nel nucleo storico, in villini o palazzine di tre piani al massimo, con grande cura per i dettagli e per la diversificazione degli stili.

Il 18 Febbraio del 1920 il re Vittorio Emanuele III posò la prima pietra a piazza Benedetto Brin. Nell'iscrizione che commemora quel giorno, murata nell'edificio centrale della piazza, si legge «Per la mano augusta di S.M. il Re Vittorio Emanuele III l'Ente autonomo per lo sviluppo marittimo e industriale e l'Istituto delle case popolari di Roma con la collaborazione delle cooperative di lavoro ad offrire quieta e sana stanza agli artefici del rinascimento economico della capitale. Questo aprico quartiere fondano oggi. XVIII Febbraio MCMXX.»

Il progetto fu intrapreso in un'area allora semi disabitata e coperta da vigne e pascoli per pecore. Significativa eccezione costituiva la Basilica Papale di San Paolo fuori le mura, dalla quale si dipartiva via delle Sette Chiese, una strada di raccordo ortogonale alle vie consolari Ardeatina ed Appia, della quale si servivano i pellegrini diretti alla basilica di San Sebastiano, e che tuttora viene percorsa per il pellegrinaggio al santuario della Madonna del Divino Amore.

Fino al 1930 circa il nome del quartiere fu a lungo dibattuto: le possibili alternative prese in considerazione furono, oltre al nome attuale, Concordia, come richiamo ed auspicio di pace sociale, o Remuria: quest'ultimo nome basato sulla leggenda secondo la quale Remo avrebbe fondato su questo colle la sua città e non, come afferma la più nota tradizione tratta dall'Ab urbe condita libri CXLII di Tito Livio, sull'Aventino.

L'architettura del quartiere fu inizialmente improntata al modello inglese delle città giardino (Garden Cities) ben collegate e vicine alla città, abitate da operai e comprendenti significativi spazi verdi coltivabili, tali da fornire ai lavoratori residenti una preziosa, e ulteriore, fonte di sussistenza: l'orto. Nei lotti più antichi ancora rimasti nei pressi di piazza Benedetto Brin (alcuni dei lotti tra i più vetusti sono stati demoliti negli anni settanta, durante il "sacco di Roma" messo in atto dagli speculatori edilizi) si nota come il rapporto tra le metrature dedicate al verde "privato" e quelle edificate fosse tra i più alti nell'Italia dell'epoca; tale peculiare struttura urbanistica doveva conferire alla nascente Garbatella l'aspetto di una contrada agreste, simile a quelle esistenti nei borghi del circondario, cosicché l'immigrazione delle maestranze provenienti da ogni parte dell'agro laziale a Roma sarebbe stata meno traumatica.

Lo stile architettonico dei primi lotti fu denominato Barocchetto dai suoi creatori Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini, coadiuvati successivamente da Costantino Costantini, Massimo Piacentini,Mario De Renzi, e Nori; simili al barocco sono le modanature di sapore medievale, le figure di animali riscontrabili nei fregi, l'utilizzo estensivo di decorazioni d'ispirazione floreale e botanica, restando però queste nell'ambito dell'edilizia popolare e, dunque, povera: al posto di marmi pregiati, stucchi e calce bianca.

Con l'avvento del fascismo la pianificazione urbanistica del quartiere subì un drastico cambiamento: il rapporto verde-edificato calò sensibilmente. Restò comunque ferma l'intenzione di costruire, oltre agli spazi abitativi privati, se non giardini e orti comuni, comunque spazi pubblici, come stenditoi o asili nido. Si cominciò allora a costruire palazzi più grandi e alti per ospitare un sempre crescente numero di immigrati, come ad esempio il Lotto VIII in via Luigi Fincati. Il culmine di questo mutamento si nota nell'impianto progettuale dei tre lotti chiamati Alberghi (Rosso, Bianco e Giallo) nei pressi di piazza Eugenio Biffi, strutture nate pochi anni dopo le villette dell'inizio dell'edificazione dell'area (dal 1927), ma significativamente differenti dal punto di vista funzionale ed estetico.

Da segnalare i tredici villini del Lotto 24, denominati anche "casette modello", tra via delle Sette Chiese, via De Jacobis e via Borri.

Le principali chiese della Garbatella sono la già citata cosiddetta "Chiesoletta" dei santi Isidoro (agricoltore) ed Eurosia (Vergine e Martire) in via delle Sette Chiese, unita attraverso l'oratorio, alla chiesa di San Filippo Neri in Eurosia, e la chiesa di San Francesco Saverio alla Garbatella, in piazza Damiano Sauli, dove papa Giovanni Paolo II iniziò le sue visite ufficiali il 3 dicembre 1978.

In via Pomponia Grecina, nei pressi del Largo delle Sette Chiese, sorge un convento dei Frati Minori Cappuccini.

Nel giardino pubblico (ex vigna Serafini) si trova l'ingresso delle catacombe di Commodilla, con una piccola basilica ipogea databile alla fine del IV secolo, un cimitero dipinto con scene bibliche (tra cui una curiosa immagine del Cristo orientale) e le effigi dei martiri san Felice e sant'Adautto. Tra i monumenti più recenti, celebre è la "Fontana di Carlotta" con la relativa scalinata e il ponticello medioevale di piazza Eugenio Biffi.

Ma è l'intero quartiere, con i suoi archi, le sue fontane, le sue palazzine ed i suoi balconi, ad essere considerato un grande ed unico monumento a sé stante.

  • Il film Caro diario di Nanni Moretti si apre con la passeggiata in vespa del protagonista per le strade della Garbatella, "il quartiere che mi piace più di tutti".
     
  • Anche alcune scene di Bianca hanno come sfondo la monumentale scuola "Cesare Battisti" che si affaccia sulla piazza Damiano Sauli, la principale della Garbatella, che negli anni novanta è stata eletta per partecipare al progetto "100 Piazze", che ha portato alla sua ristrutturazione.
     
  • La Garbatella resta tuttora un set molto utilizzato da registi cinematografici e televisivi: la serie TV "Caro Maestro" fu ambientata nella "Casa dei Bimbi" alla Garbatella, la serie TV "I Cesaroni" si serve di due scorci del quartiere, la "bottiglieria Cesaroni" sfrutta per gli esterni il "Roma club Garbatella" di via Roberto De Nobili, mentre il liceo della fiction si serve per le riprese interne ed esterne della scuola elementare statale Cesare Battisti di via Damiano Sauli).
    Inoltre altre vie del quartiere sono state usate per numerose fiction poliziesche.
     
  • Alla Garbatella sono nati gli attori Enzo Staiola (il ragazzino di "Ladri di biciclette" di De Sica), Maurizio Arena e la sorella, Rossana Di Lorenzo (la moglie "buzzicona" di Alberto Sordi nell'episodio "La camera" in "Le coppie" e nel film "Il comune senso del pudore", che vive tuttora alla Garbatella e presta il suo volto per le iniziative culturali del Municipio Roma XI con il personaggio della Sora Garbatella), Enrico Montesano, Luigi Proietti e Valerio Mastandrea. Pier Paolo Pasolini ambientò alla Garbatella molte scene del romanzo Una vita violenta (il personaggio protagonista del libro uccide in un lotto di Garbatella un suo rivale chiamato lo Shangaino, poiché proveniente dalla confinante borgata di "Shangai").
     
  • Il palazzo della Regione Lazio è stato il set di alcuni film della serie di Fantozzi, per cui è talvolta indicato come Palazzo di Fantozzi.
     
  • L'8 settembre 2007, in occasione della notte bianca sotto spinta del progetto "Quei ragazzini della Garbatella", a cura dell'associazione culturale "Il Tempo Ritrovato" di Fatagarbatella, il Municipio Roma XI ha dedicato due targhe ricordo in marmo travertino: la prima a Iole Zedde al lotto 28 in via Guglielmo Massaia 22, dove nacque e visse la sedicenne morta per casualità il 12 settembre del 1944 a causa di una sventagliata di mitra di un giovane soldato tedesco di guardia ai vagoni nella stazione ferroviaria dell'Ostiense; la seconda al cantante Alvaro Amici, interprete della canzone romana, nato e vissuto al lotto 31 vicino alla famosa fontana Carlotta (in piazza Ricoldo da Montecroce), detta "degli innamorati", dove per l'appunto è stata posizionata la targa. Presenti alle manifestazioni personaggi del mondo politico, delle istituzioni, della cultura e le famiglie dei due ragazzini della Garbatella di un tempo.
     
  • Il 18 febbraio 2008, in occasione dell'ottava edizione dell'evento "Buon Compleanno Garbatella", patrocinata dal Municipio Roma XI, il parco di piazza Benedetto Brin è stato intitolato all'attore Maurizio Arena.

Giovanna Mirella Arcidiacono, Garbatella. La storia è donna, Roma, Municipio XI, 2002.
Enzo Gori; Gianni Rivolta, Garbatella mia, Roma, La Campanella, 2003. ISBN 978-88-8851-909-8
Monica Sinatra, La Garbatella a Roma: 1920-1940, Roma, Franco Angeli, 2006. ISBN 978-88-4647-364-6
Gianni Rivolta, I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella, Roma, Cara Garbatella, 2006.
Adelio Canali, La Terrazza sulla Garbatella, Roma, EdUP, 2008. ISBN 88-842-1195-6
Gianni Rivolta, Garbatella. Tra storia e leggenda, Roma, Iacobelli, 2009. ISBN 978-88-6252-074-4

L' unicità del motore di ricerca TROVAGARBATELLA ha scopo informativo su percorsi e attività svolte in esso, con le vantaggiose offerte degli esercenti della Garbatella, che grazie alla loro partecipazione economica, danno vita al sito.

Il progetto è un chiaro vantaggio per far conoscere tutto quello che offre il quartiere e incentivare il commercio sul nostro territorio.

TROVAGARBATELLA nasce da un idea dell' Associazione, che da anni collabora per lo sviluppo del quartiere con i negozianti e le strutture amministrative e sociali. Offriamo ottime referenze per gestire il motore di ricerca e tutte le attività promozionali svolte in esso e lavoriamo per essere un punto di riferimento per tutti.

Scarica il modulo di sottoscrizione
Inserisci la tua Username

Inserisci la tua Password